A ciascuno il suo​

Si nasce con un talento, una dote particolare, che diventa, se ci si crede, la cifra della nostra vita.

Io amo le storie: mi piace ascoltarle e raccontarle, sin dalla più tenera età e, oggi più che mai, farle diventare un prodotto tangibile e utile nelle strategie di aziende, professionisti e territori! Non è un caso che il mio più grande sforzo, oggi, sia quello di far comprendere agli imprenditori italiani che esse sono il più potente strumento di marketing aziendale.

L’infanzia a Milano

Ricordo la Milano dei primi anni Settanta: avevo meno di cinque anni e incontravo gli altri bambini nel cortile del grande palazzo in cui ero andato ad abitare, avendo come unica lingua di relazione il dialetto calabrese, che certamente non era utile per farsi comprendere. Erano i tempi in cui i meridionali erano apostrofati come “terun”: in quella Milano più volte mi è successo di essere allontanato da quei bambini. Lì forse capii quanto era importante poter comunicare, perché comunicare chi sei sconfigge i pregiudizi. Qualche anno dopo ero il capitano di una squadra di bambini “del nord “. E, come si vede in questa, foto (il secondo da sinistra, maglia Juve e pantaloncino blu) ne ero più che orgoglioso!

Comunicare è la cosa più importante

Probabilmente la fatica che dovetti fare per imparare a parlare l’italiano senza alcun aiuto (poiché allora non andavo neanche a scuola) mi ha lasciato un segno profondo: 

comunicare avrebbe significato poter giocare, fare amicizia, non sentirmi più solo.

Se ti innamori della capacità di trasmettere il tuo pensiero e le tue emozioni forse è per sempre: almeno questo è accaduto a me.

Non credo di aver mai smesso di riflettere e poi di applicarmi e studiare su quel tema, provando a farlo diventare la mia professione.

A cosa serve raccontarsi ?

Offrire una testimonianza di ciò che si è e che si è fatto, raccontare la propria vita è un bene per sé stessi, per le persone vicine, per coloro che hanno condiviso gioie e fatiche, e per il Paese intero.

Come hanno fatto i nostri protagonisti a fare quello che hanno fatto? Qual è la caratteristica umana, oltre che professionale, che ha fatto la differenza? Le storie insegnano più di tanti manuali. Ma bisogna saperle raccontare e coglierne il senso più autentico.

Le storie che racconto sono abiti di alta sartoria

Ho ideato e condotto format televisivi, sviluppato progetti di marketing territoriale, pubblicato libri, creato e prodotto campagne pubblicitarie in onda sulle più importanti reti nazionali. 

Che sia un video, un libro o un evento, quello che cerco di realizzare è un “abito su misura” rispettando profondamente la storia e il carattere del mio interlocutore, utilizzando, come fa un buon sarto, i migliori “tessuti e accessori” e le migliori maestranze per arrivare al risultato finale. Non mi occupo semplicemente di narrare storie ma di farle emergere in tutta la loro forza

Per questa ragione mi propongo come storytailor, un mix di due parole inglesi, story e tailor, nelle quali mi riconosco e che uso per designare una modalità sartoriale di operare, come se cucissi un abito su misura.

Lo storytailoring come vocazione

Storytailor per vocazione, ho sempre posto al centro del processo di comunicazione
le storie dei prodotti, dei luoghi e soprattutto delle persone.

Le storie che racconto sono cucite su misura per ogni mio cliente. Una buona storia, però, ha bisogno di un grande ascolto e di un metodo ben preciso per tirare fuori quello che veramente conta.

Il metodo

Ho lavorato anni per mettere a punto un metodo unico che mi consentisse di estrapolare da un racconto gli elementi chiave, quelli che fanno la differenza, che illuminano quella storia, rendendola veramente unica. 

Il mio operare sulle storie è “su misura” perché deve venire fuori, attraverso le domande e le interviste che faccio ai miei interlocutori, la loro natura e, in qualche modo, la loro “anima”, che è la cosa più potente in una storia. 

Per questa ragione sono il primo in Italia a proporre il metodo di storytailoring e non di “semplice” storytelling.

Quali strumenti

Il lavoro che ho fatto in oltre 35 anni di attività – fondando una radio, presentando programmi televisivi, calcando palcoscenici in tutta Italia, organizzando e conducendo eventi, facendo migliaia di interviste, ideando e gestendo progetti complessi, creando format pionieristici, moderando talkshow e conferenze nazionali e internazionali – mi ha insegnato a raccontare storie utilizzando tutti gli strumenti possibili ma soprattutto imparando la tecnica più efficace, fatta di ascolto empatico e di domande che, se ben poste, fanno la differenza. Sul palco conta una sola cosa: quanto e come arriva ciò che sei. Il pubblico sa distinguere ciò che vale da ciò che non vale, purché abbia modo di scegliere.

Ho coinvolto nel mio lavoro attori, doppiatori, musicisti, scrittori, fotografi e ogni genere di professionista legato allo spettacolo e all’intrattenimento… ecco, usare davvero gli strumenti e i mezzi più raffinati per creare un mix originale, capace per declinare la storia di ciascuno nei suoi aspetti più particolari ed esclusivi: come ho fatto al San Carlo di Napoli con il format E-storie d’Italia

Uno spettacolo e un libro per un format multisensoriale unico nel suo genere.

 

Da Milano a Milano


A gennaio del 2020 ho aperto a Milano, in pieno centro storico, la Casa delle Eccellenze Italiane, presso cui sto allestendo uno studio televisivo: dalla Milano della mia infanzia a quella di adesso ho fatto tanto strada, non sempre agevole, molte volte in salita. Ma oggi sono qui, dopo 50 anni, e questo ritorno ha il sapore di una tappa decisiva. Non è stato un anno facile: lo sappiamo tutti. Ma stiamo ripartendo e questa è l’unica cosa che conta.

Cerca chi ti somiglia

Ho il piacere e l’onore di lavorare con clienti che mi hanno scelto, a volte al primo incontro, e che da anni si affidano a me. Ecco… essere uno storytailor ti dà anche il privilegio di costruire rapporti di fiducia destinati a durare nel tempo.

Chissà cosa accadrà quando ci incontreremo io e te …