Gala delle Eccellenze Italiane 2025
L’Italia che costruisce: storie, persone e visioni Roma, 10 ottobre 2025 – Terrazza degli Aranci, Rome Cavalieri Waldorf Astoria Hotel La città eterna si è accesa di luci, volti e racconti al Rome Cavalieri Waldorf Astoria Hotel. Proprio in alto, nella Terrazza degli Aranci del tre stelle Michelin Heinz Beck, si è svolta la nona edizione del Galà delle Eccellenze Italiane, ideato e diretto da Piero Muscari. Un appuntamento che, anno dopo anno, ha continuato a dare voce all’Italia che lavora, che crea, che resiste e non si arrende.
Piero Muscari e Heinz Beck: il valore delle storie
La serata si è aperta con un video emozionale che ha intrecciato immagini e parole delle edizioni passate, ripercorrendo i volti, le voci e le storie che negli anni hanno fatto del Galà un luogo dove il talento italiano si è incontrato e raccontato.
“Ogni edizione è una sfida”, ha detto Piero Muscari salendo sul palco e accogliendo il pubblico. “Dopo nove anni ho capito che la verità è la chiave di tutto. La gente non vuole slogan, vuole sapere chi c’è dietro un’impresa, un prodotto, un progetto. Il racconto non è vanità: è eredità”.
Un discorso lucido e appassionato che ha toccato uno dei temi centrali della serata: il difficile rapporto dell’Italia con il successo.
“Lo ammiriamo, ma lo guardiamo con sospetto. Lo desideriamo, ma non lo raccontiamo. Eppure ogni impresa che ha migliorato questo Paese è nata da qualcuno che ha avuto il coraggio di uscire dal silenzio”.
Poi, il padrone di casa Heinz Beck, che da trent’anni ha raccontato l’Italia attraverso la sua cucina con la maestria di un artista. Con il suo sorriso disarmante e la precisione di sempre, ha descritto la recente ristrutturazione della Pergola, “un taglio netto con il passato”, nata dall’idea dei tetti di Roma – tra terracotta toscana e luci che si muovono come nuvole.
“Per me il lusso è nel dettaglio”, ha spiegato. “È l’armonia che nasce quando ogni elemento è pensato, disegnato, voluto”. Infine, con l’ironia che lo contraddistingue, ha aggiunto: “Qui si sono chiusi tanti affari importanti, ma più che di contratti preferisco parlare di emozioni. A tavola si crea confidenza, nasce fiducia, e tutto diventa più semplice”.
Un applauso lungo e sincero ha accompagnato le sue parole. Poi, la promessa che da quella terrazza, ogni anno, sarebbero continuate a nascere nuove storie, sogni e progetti.
Subito dopo, un omaggio all’arte e alla materia che trasforma la luce: Silvio Vigliaturo, maestro del vetro e ideatore delle sculture consegnate ai premiati, ha rinnovato anche quest’anno il suo legame con il Galà. Artista della Fusion Glass, Vigliaturo fonde pittura e scultura in un linguaggio riconoscibile e poetico, dove il colore diventa emozione e la trasparenza metafora di verità. Le sue opere – uniche, luminose, vitali – hanno dato forma ai premi di ciascuna edizione, diventando simbolo tangibile del dialogo tra arte, impresa e valori. Come ha dichiarato l’artista:
“Alla fine ritorno sempre al mio Pericle, al mio ‘generale’. Fatto di vetro, di fiori, di stelle. Un sognatore con una base solida e radici profonde. La trasparenza non è una teoria: è tangibile nel fare delle persone capaci di trasmettere valori. Donne e uomini di eccellenza. Lo dedico a loro il mio Pericle”.
Gli ospiti della IX edizione
Il primo ospite della serata è stato Oscar Giordano, amministratore del gruppo Giordano Global, un’azienda nata nel cuore del Piemonte che oggi parla al mondo. A consegnargli il premio è stata Antonella La Torre, Responsabile Comunicazione e Relazioni Esterne di Infrastrutture S.p.A., azienda guidata dal presidente Pier Francesco Rimbotti, partner storico del progetto e punto di riferimento internazionale nel settore energetico e della cooperazione. Oscar Giordano, con la semplicità di chi ha costruito tutto partendo dal basso, ha ricordato i suoi inizi. Il suo racconto è stato una lezione di etica e concretezza: “L’eccellenza non è solo il prodotto. Perché se impari ad aver cura delle cose piccole, saprai dare valore anche alle grandi”. L’intervista si è trasformata in un dialogo a più voci. Sul palco è salita Antonella La Torre, che ha raccontato la recente apertura di una sede in Cile e il valore di “fare rete” per il Sistema Italia. Poi la consegna del premio. È stata poi la volta di Marianna Saragaglia, la grande manager di Cortem S.p.A., che con la determinazione di chi ha imparato presto a reggere il vento ha costruito la sua carriera tra i cantieri del Medio Oriente e le sfide di un mondo ancora poco abituato a vedere guidare una donna.
“Più follia che equilibrio, forse”, ha detto sorridendo. “Sono cresciuta con le radici salde, ma con la testa sempre pronta a partire. La mia famiglia è stata l’equilibrio in questa corsa”.
Da Nettuno a Dubai, la sua storia è stata quella di una bambina che ha preferito i Lego alle bambole e di una donna che ha saputo trasformare quella passione in un percorso di libertà e leadership. Sul palco con lei, per premiarla, è salita Tiziana Corradini, ambasciatrice di Eccellenze Italiane a Dubai, che ha ricordato: “A Dubai serve coraggio, visione e disciplina. Non è un luogo per tutti, ma chi sceglie di restare, come Marianna, lo fa per costruire davvero”. È salito poi sul palco Mirko Gasparotto, che, figlio di emigrati, ha saputo trasformare le sue origini in un percorso di crescita e rinascita, fino al successo vero, misurabile in milioni di fatturato. Ma ha aggiunto:
“Ho capito che il successo senza equilibrio è una sconfitta. Ho imparato che l’impresa non è una gara di resistenza, ma un atto di consapevolezza. Il vero successo è crescere senza perdersi”.
Sono nate così OSA Community e Imprenditore Vero, le reti che hanno aggregato migliaia di imprenditori desiderosi di apprendere una nuova cultura d’impresa fatta di metodo, visione e libertà. A consegnargli il premio è stato Aldo Cingolani, ambasciatore di Eccellenze Italiane e CEO di Bertone Design Group, che ha ricordato:
“Il design, come l’impresa, vive di equilibrio: tra visione e numeri, tra creatività e gestione. Senza metodo non c’è bellezza che duri”.
Dopo la pausa aperitivo, è arrivato il video-saluto di Roby Facchinetti – oltre sessant’anni di musica, con i Pooh e poi da solista — impossibilitato a essere presente per la premiazione a causa di un impegno negli USA. Ha ringraziato il pubblico per il prestigioso riconoscimento:
“Avrei tanto voluto esserci anch’io ma purtroppo un impegno in America mi tiene lontano. Comunque col mio cuore sono lì con tutti voi. Un saluto a tutti i premiati di questa sera, perché rappresentano l’immagine straordinaria e bella della nostra Italia”. E ha aggiunto, con emozione: “Il successo è la consapevolezza che quello che hai fatto, hai pensato, hai sognato di fare è arrivato nel cuore di tutti, esattamente come lo avevi sognato”.
Poi le luci si sono abbassate e, sulle note de La canzone popolare di Ivano Fossati, è salito sul palco Domenico Mamone, presidente nazionale UNSIC. La scelta musicale ha introdotto il suo racconto di lavoro, dignità e comunità: una storia nata senza scorciatoie e diventata una rete di servizi che ha abbracciato l’Italia e si è estesa al mondo. In venticinque anni, UNSIC è cresciuto fino a contare 19 sedi regionali, 92 provinciali, oltre 2.100 CAF e 800 patronati, di cui 15 all’estero, entrando nel CNEL nel 2023. “Un sindacato non può vivere di ideologia. La gente non viene per appartenenza, ma perché ha un problema. Se lo risolvi, nasce fiducia”, ha dichiarato Mamone. A premiarlo sono stati Giovanni e Marisol Cestari, per il Gruppo Cestari e la Camera di Commercio Italia – Africa, che hanno raccontato il lavoro della famiglia Cestari nel continente africano e le opportunità di cooperazione e sviluppo tra imprese italiane e realtà locali. Le foto di rito e gli applausi calorosi hanno chiuso il momento, mentre la serata ha ripreso il suo ritmo, pronta a raccontare ancora altre storie. Come quella di Massimo Ghini, uno dei volti più amati del cinema e del teatro italiano, salito sul palco sulle note de La leva calcistica della classe ’68 di Francesco De Gregori. Ghini ha ripercorso la “falsa partenza” dell’esame alla Silvio D’Amico e la svolta con Giorgio Strehler. Tra teatro, cinema e TV, ha interpretato figure decisive — da Enrico Mattei a Ennio Doris – confermando una versatilità rara. “Vivo la vita di qualcun altro, la trasformazione è il mio mestiere”, ha detto, per poi sintetizzare il suo credo nella frase scelta per la pergamena: “Non ho mai cercato la fama, cerco il senso”. Roberto Gigio, presidente di Coldwell Banker Italy, gli ha consegnato il premio, sottolineando come “mani, testa e cuore” abbiano fatto la differenza nelle sue interpretazioni. Ha ricordato la recente apertura del gruppo a Tirana e ha ricordato, insieme a Piero Muscari, che lì, proprio dove Ghini ha ricevuto poche settimane prima un premio al Festival del Cinema, sarà proposto il Galà dell’amicizia Italia-Albania. La serata è proseguita con la premiazione di Lucia Giacani, fotografa marchigiana tra le protagoniste della scena internazionale, con una visione personale che unisce tecnica e introspezione, rigore e libertà creativa. “Non cerco la bellezza perfetta, cerco quella che lascia domande. Non fotografo per decorare il mondo, ma per leggerlo, per decifrarlo, per raccontarlo. Per me la fotografia è questo: un atto generativo, una forma di libertà che si scrive con la luce” – ha dichiarato ricevendo l’opera del maestro Silvio Vigliaturo, consegnatale da Paolo Tedeschi, direttore della comunicazione di Canon Italia, storico partner del progetto Eccellenze Italiane, che ha sottolineato quella della Giacani rappresenta “una fotografia che non esibisce ma indaga, che racconta con grazia e rigore”. Nel corso della premiazione Tedeschi ha annunciato l’intenzione di nominarla ambassador Canon, riconoscendole un ruolo di riferimento nel panorama internazionale e sottolineando la coerenza tra il suo sguardo e i valori del brand. Infine l’ultima storia e l’ultimo premiato, Alessandro Contini, quarta generazione alla guida della storica Cantina Contini 1898, che da oltre un secolo racconta la Sardegna attraverso il vino. Sulle note di “La cura” di Franco Battiato, la sua premiazione ha reso omaggio a un’idea di dedizione e responsabilità tramandata nel tempo. “Produciamo vino da centoventisette anni” – ha raccontato Contini – “è un viaggio iniziato con il mio bisnonno e portato avanti da quattro generazioni. Dentro ogni bottiglia c’è la nostra terra, il mare, il vento del Sinis, e la volontà di custodire la Vernaccia, che abbiamo salvato dall’estinzione. Il vino, per noi, non è solo un prodotto: è la memoria liquida di chi siamo”. A consegnargli il premio Annamaria Bernardini de Pace, ambasciatrice di Eccellenze Italiane, celebre matrimonialista e attualmente giudice del programma Tv Forum, che ha ricordato come “questa storia non è soltanto dedizione alla vigna, ma un gesto d’amore verso la vita stessa. Il vino, come un figlio, cresce con il tempo e Alessandro lo accompagna con la stessa passione e rispetto che si devono a ciò che ha radici profonde”.
Saluti finali
La serata si è conclusa con i saluti finali di Piero Muscari, che ha chiamato sul palco Michelangelo Tagliaferri, presidente del Comitato Scientifico di Eccellenze Italiane, e Sergio Borra, CEO di Dale Carnegie Italia, per un momento di riflessione e sintesi dopo nove anni di cammino del progetto. Borra ha sottolineato “che il vero successo nasce sempre dal cuore, non dai numeri, e che le storie ascoltate durante la serata dimostrano come la felicità non arrivi mai per caso, ma solo attraverso l’impegno e la passione”. Un messaggio di fiducia e concretezza, in linea con la mission di Eccellenze Italiane: valorizzare chi costruisce con visione e coraggio. Poi la parola è passata a Tagliaferri, che ha offerto un intervento lucido e simbolico: “Le storie che abbiamo ascoltato sono come i nodi di un arazzo: viste da vicino sembrano scollegate, ma insieme rivelano il disegno profondo dell’Italia che crea, innova e resiste”. Un invito a “guardare oltre il nodo”, a leggere il senso collettivo che unisce imprenditori, artisti, manager e professionisti in un’unica trama culturale. Tra applausi ed emozione, Muscari ha chiuso la nona edizione del Galà con un pensiero rivolto al futuro: “Ci rivedremo il prossimo anno, più puntuali e ancora più uniti, per celebrare i dieci anni di un progetto che continua a raccontare l’Italia che vale”. Un’edizione intensa e corale, che ha intrecciato impresa, arte e umanità, restituendo al pubblico l’immagine di un’Italia che trasforma il talento in eredità e il successo in responsabilità. Da quella terrazza sospesa su Roma il Galà delle Eccellenze Italiane ha ricordato ancora una volta, con forza e creatività, che l’eccellenza non è un traguardo ma un cammino che si rinnova ogni giorno.
