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Speaker e DJ

Dalle prime esperienze in radio al grande salto come DJ all’Happy Days

All’età di 14 anni ho maturato le mie prime esperienze da deejay, prima negli studi di Radio Santa Venere, a Vibo Marina, poi già a Radio Mare, una tra le radio più forti del territorio vibonese in cui io vivevo. Erano quelli gli anni in cui spopolavano le discoteche e iniziavano a fiorire realtà radiofoniche private: in quelle cosiddette “radio libere” si faceva a gara per avere i nuovi dischi per primi e nascevano le prime competizioni.

La figura del Dj ancora non era molto diffusa, ma io amavo la musica e, soprattutto, mi piaceva “parlarci intorno”. A quel tempo tutti i Dj davano il loro contributo all’emittente per cui lavoravano comprando i dischi: lo facevo anch’io e, soprattutto quelli d’importazione, costavano una cifra. Inoltre, chi aveva una buona voce, come me, registrava gli spot pubblicitari gratis.

A 17 anni diventai la voce e anima del locale

Fu proprio la pubblicità che registrai per l’Happy Days di Falerna, la più grande discoteca calabrese, che stupì e convinse i proprietari del locale, toscani, a volermi conoscere. Se fossi riuscito, oltre che a parlare come avevano sentito, anche a mixare i dischi, il posto sarebbe stato mio. Così, ad appena 17 anni, diventai voce e anima del locale nel quale si esibirono, tra gli altri, il Vasco Rossi di “Bollicine”, Gianni Morandi e tanti altri. Fui scelto al posto del candidato favorito: un 35enne di grande esperienza che però, probabilmente, non aveva la mia stessa voce, oltre che la stessa verve con cui dicevo le cose.

Chi non ricorda i mitici anni Ottanta che a quel tempo conservavano ancora integre le loro promesse appena sbocciate? Per ottenere successo la cosa più importante era riuscire a coinvolgere le persone; il lavoro di dj non era, infatti, solo quello di mettere dischi (questo avrebbe potuto farlo chiunque), ma di comunicare col pubblico e di animare la serata, facendo divertire gli ospiti.

Fare la differenza tra una performance riuscita e una mediocre

Quanto contava una scaletta ben fatta per far innamorare il pubblico di un locale? Il Dj doveva sapere quali dischi inserire e come commentarli; quando accelerare e quando frenare. Era quello che aveva in mano le sorti della serata e non era una cosa scontata, né semplice. Dovevi essere in grado di leggere i segnali che ti arrivavo dai visi di quei giovani intenti a divertirsi e saper imparare dai tuoi errori.Ecco, la cosa più importante era quella di essere in contatto autentico con le persone, come in una sorta di osmosi. Se non hai grande empatia nei confronti del tuo pubblico o impari come fare o cambi mestiere: non ci sono vie di mezzo.

Dopo 30 anni di attività nel campo della comunicazione posso dire che già lì, in quel primo lavoro, cominciai a fare esperienza dei “fondamentali”, cioè delle cose importanti, quelle delle quali ogni uomo di “spettacolo” deve tenere conto e che fanno la differenza tra una performance riuscita e una mediocre.

 Quella fu un’esperienza davvero significativa da molti punti vista; ci voleva un bel coraggio a presentare gli artisti che venivano a cantare nella discoteca: io ero giovane e senza troppa esperienza, ma con tanta voglia di riuscire. Il coraggio che dovetti tirar fuori allora fu un’eredità che poi acquisii per la vita, utilissima per il lavoro intrapreso dopo.

Dopo due stagioni all’Happy Days realizzai uno dei miei sogni di ragazzo: acquistare un’auto, la mitica Dyane 6. Ero contento perché ci riuscii senza l’aiuto di nessuno. Era un primo risultato concreto a fronte di una situazione per me molto difficile: per i più, anche per gli affetti più cari, quello che stavo facendo non era un vero lavoro. E non c’era modo di convincerli del contrario.

La proprietà della discoteca, invece, era molto soddisfatta tanto che mi propose di trasferirmi a Firenze per la stagione invernale; ma io decisi di restare in Calabria. Non volevo lasciare la ragazza di cui ero innamorato, che ora è mia moglie, così mi assunsi il rischio di dire di no, pur sapendo che, da allora in poi, la strada da percorrere sarebbe stata in salita e molto più complicata. Non me ne sono mai pentito.